03 luglio 2012

Antiguida di Mariolino

Mia madre vive sola, in una casa che le ha dato il Comune di Cagliari negli anni cinquanta, proprio di fronte al Palazzo Vecchio dove viveva Mariolino prima di occupare la Scuola all'Aperto Mereu. Ci sono già i ponteggi e le reti di protezione attorno al Palazzo Vecchio, quelle stesse reti che magari avrebbero potuto salvare la vita di mio padre nell’estate del 1984: stavano costruendo un nuovo blocco fieristico, lui ha perso l’equilibrio ed è caduto di sotto, dodici metri volo, morto sul colpo. In quell’occasione ho conosciuto la morte, io, poco più che bambino, l’ho potuta toccare, sentirne in bocca la terra. Non ho versato una lacrima però, e mia madre proprio per questo mi ha portato da un dottore: «È morto mio marito dottore, qualche giorno fa. E mio figlio non ha pianto, nemmeno una lacrima. È normale dottore?» Quello le ha detto che non era normale, e mi ha fatto strane domande, su mio padre: «Volevi bene a tuo padre? Gli davi un bacio prima di andare a dormire? Lo abbracciavi? E lui, ti baciava? Ti accarezzava?» e altre domande come queste. Poi a mia madre ha detto di mandarmi da un suo amico e collega che si occupava proprio di queste cose, ma voleva essere pagato quel suo collega, e mia madre non mi ci ha portato.
Anche stamane, al funerale di Mariolino, non ho pianto.
«Ma tu ai funerali non piangi mai?»
«Io non piango proprio mai, mamma, al di là dei funerali, che ne so, non mi viene. Quando è morta nonna Maria mi sono pure sforzato, ma nulla, manco una lacrima.»
Sì, decisamente una brutta giornata, e non solo per Mariolino, morto legato ai ponteggi del Palazzo Vecchio dopo una settimana di sciopero della fame. Una brutta giornata perché mia madre mi ha chiesto aiuto ed io so già che non sarò in grado di aiutarla: mia madre ha paura di finire come Mariolino, da un giorno all’altro sbattuta fuori dalla sua casa, lontana dal quartiere in cui è cresciuta, e sistemata chissà dove, sradicata. È vero, quella casa è sua, l’ha riscattata vent'anni fa e ci sono tutte le firme al posto giusto, ma se per pubblica utilità hanno cacciato Mariolino da Palazzo Vecchio, per pubblica utilità potrebbero cacciare anche lei. E non si capacita, mia madre, che possa esistere una pubblica utilità maggiore della casa:
«Garantire una casa è pubblica utilità, non un centro polifunzionale» ha detto mia madre alla radio.
«Non mi dica che non c'è mai entrata?»
«Dove?»
«Al centro polifunzionale Le Vele.»
«Mai entrata.»
«I piatti e la grancassa, una volta percossi, vibrano per poco: questa è Ionisation di Jules Laforgue.»
Questo non è Laforgue, Radio! E adesso copriti, devo cercare delle lettere.
Nelle lettere, fra tutte, rammollisco di piccoli de profundis scalzo e tutto nudo, accendo il registratore e mi copro di voci. La vita non è che un breve passaggio verso la morte, la morte tutto, scrive Corrado Alvaro. La morte è impensabile, mi sono detto mentre leggevo di Diacono bambino e peccatore. La morte è oscurata, reclusa, bandita. Ho provato a dirlo a voce alta: la morte è impensabile. Poi ho preso un foglio di carta e con la penna nera l’ho scritto sopra: la morte è impensabile. Mi sono alzato stendendo il braccio, ma il foglio si è rovesciato all’indietro. Ho dato come un colpo di frusta per sistemarlo verticale, il foglio, lontano un braccio dai miei occhi, ma di nuovo si è rovesciato all’indietro.
Dal cassetto che c’è sulla destra prima della libreria ho tirato fuori il nastro adesivo e con i denti ho cercato l’ultimo strappo: eccolo, di fronte al mio letto, così da vederlo ogni mattina appena sveglio:
La morte è impensabile su sfondo bianco.
Rivedo gli occhi del cane di Mariolino e quelli di mia madre, sento tutte le voci, le distinguo una per una, mi vengono a cercare e sono incastrate dentro visi che hanno fiducia in me: «Perché non scrivi qualcosa su questa storia?»
Quasi quasi, adesso, mi faccio uno shampoo.
E non ci penso più.