Rido ancora quando sento del culto di Villa Birmano Seurat.
Furono gli italiani che abitavano due strade dopo le Serre Datri a contribuire al culto del gruppo di Villa Birmano Seurat. E quando abbandonata la felsinea dimora borghese bussavano al portone vecchio tarlato, noi eravmo sempre pieni di premure: ascoltavamo cavallati in giardino, bevuti e dondolati di brezza accennata appena. Leggevano lunghe pagine collettive di battaglie lontane: sangue di terra rappreso troppo in fretta, sangue rimasto nel campo dimenticato, sangue su sangue su sangue. E Durrell si divertiva ad imitarne la postura e la voce rotta di tanto in tanto da uno starnuto: non sopporto i prefiori della Bakunia frignava nasale il nostro quando gli italiani se n'erano andati. Poi si metteva al pianoforte e pestava tasti.
05 luglio 2009
vecchio disperdente di tempo
Chiazze oleose su sfondi salati
mi impegnano a romperle
Disastri annunciati su carta influente
mi chiedono aiuto
Tensioattivo e solvente agiscono insieme
se carrette del mare affondano lente
Gli strilli, le iene, i falliti lo intonano
spargendolo greggio, nero d’umore
Limito parco danni emergenti,
ma disastro visibile rocce lunari
Limito vecchi dannosi domandami
ma disastro avvertito se uccelli cammino
Azione tempestiva, spettacolo teatrale
è l’unico che amplifico teutonico
Quando arrivo dal cielo qualcuno è felice
non tanti a domandarsi però
se rimedio è per sempre
senza cambio culturale
Tranquillo, son io, il pilota dello spargimento
mi impegnano a romperle
Disastri annunciati su carta influente
mi chiedono aiuto
Tensioattivo e solvente agiscono insieme
se carrette del mare affondano lente
Gli strilli, le iene, i falliti lo intonano
spargendolo greggio, nero d’umore
Limito parco danni emergenti,
ma disastro visibile rocce lunari
Limito vecchi dannosi domandami
ma disastro avvertito se uccelli cammino
Azione tempestiva, spettacolo teatrale
è l’unico che amplifico teutonico
Quando arrivo dal cielo qualcuno è felice
non tanti a domandarsi però
se rimedio è per sempre
senza cambio culturale
Tranquillo, son io, il pilota dello spargimento
18 giugno 2009
vita bassa
Oggi in macchina, intanto che aspettavo parcheggiato, ho sfogliato un giornale, non accadeva da tempo. Un quotidiano polverato e giallo di sole, antichizzato, vecchio. Non seguo la cronaca politica, non riesco a farmeli piacere questi inconsapevoli epigoni di Jean Bodin. Non mi faccio aprire da un quotidiano, né mi faccio accendere dalla televisione: l’uomo-massa in salsa postmoderna è parlato, ha smesso di pensar-si, quindi di parlare. L’informazione? Non esiste: taluni credono di essere informati sui fatti e invece sono informati da i fatti (Jacques Derrida). E se mi occupo di cronaca oggi, se torno nel quotidiano parlottare, non è per via di quei geldròni post litteram che si abborracciano a cianciare di democrazia senza manco immaginarsi il labirinto greco. Se mi occupo di quotidiano scaduto attraverso ricordi di domani, l’atto diventa il ricordo: ho aperto quel giornale giallito sistemato comodo da almeno quattro mesi nel sedile posteriore della macchina, l’ho aperto e mi sono messo a leggere. E c’era un rilancio da La vita bassa:
«Nei telegiornali post-elettorali, vegliardi italiani decrepiti, senili, spesso tinti e ritinti sconciamente, sovente appisolati nelle pieghe facciali flaccide… E nel nuovo che avanza da quarant’anni, i più nuovi sarebbero tutt’ora i sessantottenni “fit” o “unfit” per un Paese che viene sempre minacciato o attratto da una ricaduta di almeno quarant’anni all’indietro…
«Ma fra pupi, strilli, passeggini, paparini in infradito, orecchini e berrettini e bandane di zombie e cloni attoniti (però votanti), quanti si sentiranno colpiti dai giudizi di NYT, WSJ, FAZ, e analoghe testate con corrispondenti che magari fanno il bagno qui in spiaggia, tra mutande griffate e blasonate, telefonini satellitari, beniamini del pubblico annunciati in concert?
«E del resto, qui nel trendy, quanti saprebbero decifrare lì per lì sigle per tanto tempo illustri come SRI, SMOM, TWA, INRI?... Spray sui muri? Si direbbero passati di moda, nei paesi. E le spranghe d’epoca? Forse si affittano con le biciclette, con sconti per over-65. Nei bar sport: dopo una sconfitta, cambiare subito il ct. Nelle ville, preoccupate soprattutto dagli hedge funds: dopo una tale débâcle, sostituire immediatamente l’ad. E il dg. O pe-de-ge. O ceo.»
Sostituire quindi: cercavo Fratelli d’Italia – anche se il titolo potrebbe non piacere – ma trovai La vita bassa. Alberto Arbasino.
Quel giorno a Bologna c’era anche Patrizio.
[Sono solo e non capita spesso. Di solito lavoro.]
«Nei telegiornali post-elettorali, vegliardi italiani decrepiti, senili, spesso tinti e ritinti sconciamente, sovente appisolati nelle pieghe facciali flaccide… E nel nuovo che avanza da quarant’anni, i più nuovi sarebbero tutt’ora i sessantottenni “fit” o “unfit” per un Paese che viene sempre minacciato o attratto da una ricaduta di almeno quarant’anni all’indietro…
«Ma fra pupi, strilli, passeggini, paparini in infradito, orecchini e berrettini e bandane di zombie e cloni attoniti (però votanti), quanti si sentiranno colpiti dai giudizi di NYT, WSJ, FAZ, e analoghe testate con corrispondenti che magari fanno il bagno qui in spiaggia, tra mutande griffate e blasonate, telefonini satellitari, beniamini del pubblico annunciati in concert?
«E del resto, qui nel trendy, quanti saprebbero decifrare lì per lì sigle per tanto tempo illustri come SRI, SMOM, TWA, INRI?... Spray sui muri? Si direbbero passati di moda, nei paesi. E le spranghe d’epoca? Forse si affittano con le biciclette, con sconti per over-65. Nei bar sport: dopo una sconfitta, cambiare subito il ct. Nelle ville, preoccupate soprattutto dagli hedge funds: dopo una tale débâcle, sostituire immediatamente l’ad. E il dg. O pe-de-ge. O ceo.»
Sostituire quindi: cercavo Fratelli d’Italia – anche se il titolo potrebbe non piacere – ma trovai La vita bassa. Alberto Arbasino.
Quel giorno a Bologna c’era anche Patrizio.
[Sono solo e non capita spesso. Di solito lavoro.]
25 maggio 2009
agìto di primo mattino
Mi svegliavo che era tutto nero, cercavo riparo nel caldo della notte appena passata, mi dicevo quanto fosse durato ancora questo sfregare avanti e indietro, tredici ore fuori di casa, avanti e indietro sulla via emiliana di ponente, me lo dicevo davanti al primo caffè, sotto la doccia, nei maglioni di lana grossa, la fermata dell’autobus fotografata da quattro persone, sempre le stesse, chiuse nei rispettivi giacconi stretti fino al collo, imbottiture abbondanti e silenzio agitato dalle luci di poche automobili, poi quel serpente arancio, il trentasette, che mi portava davanti la stazione, e in mezzo a questo tempo il solito deserto di strade e fermate di autobus sotto il nuovo cielo.Quel giorno però non pensai al quotidiano battere e levare da Bologna a Reggio Emilia e ritorno, lavoro di sopravvivenza trasformato in scambio multiculturale di là della materia, no, quella mattina guardai la macchia per prima cosa, la toccai ancora umida, vergognato dell’accaduto, e mi trovai ingoiato dentro il caffè...
11 maggio 2009
horror vacui
Allora si fa aria, respiro, come sangue questo affannoso bloccarmi.
Papà, oggi, in questo posto estraneo, su questo muretto stretto a fumare, fumare, non so perché, ma mi tormenta il pensiero di quanti treni ho lasciato partire, di quanti che mi hanno saputo amare ho fatto andar via senza neanche voltarmi a salutare, allontanati solo perché non erano quell’unico treno che volevo, che pensavo portasse a casa, fosse terra.
[Luisanna Gerace]
Poi così dal nulla riprenderanno le tue forme a trovarsi col tempo. Vuota, indecisa, lacerata ma libera: asincronia fino al nuovo ordine.
Egoismo e dedizione nasconderai dentro taccuini che rugginiscono di parole esposte all'acqua. Pioveva quel giorno di ottobre? O si allungava l'estate scadendo spuria su l'autunno ormai stravolto?
Pizzico la tua incoscienza che latra di compulsioni e nevrosi, vibrafoni emotivi, accindenti vari, starnuti e fazzoletti di Jago. Arroto coltelli come mio nonno. Ogni giorno. Imparo a tenermi lontano dal discorso. Via dalle confessioni e dai ritardi. Altri occhi, diversi, ti somiglieranno proprio perché cambiano colore, giù, nella vertigine insopportabile da scacciare innervosita.
Papà, oggi, in questo posto estraneo, su questo muretto stretto a fumare, fumare, non so perché, ma mi tormenta il pensiero di quanti treni ho lasciato partire, di quanti che mi hanno saputo amare ho fatto andar via senza neanche voltarmi a salutare, allontanati solo perché non erano quell’unico treno che volevo, che pensavo portasse a casa, fosse terra.
[Luisanna Gerace]
Poi così dal nulla riprenderanno le tue forme a trovarsi col tempo. Vuota, indecisa, lacerata ma libera: asincronia fino al nuovo ordine.
Egoismo e dedizione nasconderai dentro taccuini che rugginiscono di parole esposte all'acqua. Pioveva quel giorno di ottobre? O si allungava l'estate scadendo spuria su l'autunno ormai stravolto?
Pizzico la tua incoscienza che latra di compulsioni e nevrosi, vibrafoni emotivi, accindenti vari, starnuti e fazzoletti di Jago. Arroto coltelli come mio nonno. Ogni giorno. Imparo a tenermi lontano dal discorso. Via dalle confessioni e dai ritardi. Altri occhi, diversi, ti somiglieranno proprio perché cambiano colore, giù, nella vertigine insopportabile da scacciare innervosita.
06 maggio 2009
CP memo
ogni giorno è attesa e ricerca dei confini di questa. senza domani.
esco di casa, giù per le scale poi su di nuovo fino al ballatoio, in casa, sdraiato sul letto, penso: raccolgo e conservo: federico dov'è? che ore sono? non trovo spazio per alcun domani. mia madre ha ripreso a sorridere, molto, tutto è complicato: ride molto e soffre molto. la mattina il suo viso è pulito bianco riposato. a sera le mani si colorano di verde.
esco di casa, giù per le scale poi su di nuovo fino al ballatoio, in casa, sdraiato sul letto, penso: raccolgo e conservo: federico dov'è? che ore sono? non trovo spazio per alcun domani. mia madre ha ripreso a sorridere, molto, tutto è complicato: ride molto e soffre molto. la mattina il suo viso è pulito bianco riposato. a sera le mani si colorano di verde.
attraverso domani
A volte mi chiedo cosa sia un padre, e ricordo quando non ci pensavo.
[Fabrizio Bacone]
[Fabrizio Bacone]
11 marzo 2009
Gilles
Perché dobbiamo masticare la distanza, camminare con la testa per aria. Magari sbattere contro un muro.
Quando gli ho detto il tuo nome ha risposto in cinese: umì. Era una domanda? Sì, fumo. Andiamo a fumare. Chi sono? Un dispositivo: Non predire, ma essere attenti allo sconosciuto che bussa alla porta. (Anche se non ho sentito bussare. Tacchettare su di un legno carturato di pagine, rumore.) Eravamo soli. Forse due. Tre. Quanti siamo? Quanti ci meritiamo di assistervi? Che bel diorama cavallato di gambe: profilo ruotato di Bacon.
Q come Quadro. U come Ulysses.
Rester sur sa fin.
Quando gli ho detto il tuo nome ha risposto in cinese: umì. Era una domanda? Sì, fumo. Andiamo a fumare. Chi sono? Un dispositivo: Non predire, ma essere attenti allo sconosciuto che bussa alla porta. (Anche se non ho sentito bussare. Tacchettare su di un legno carturato di pagine, rumore.) Eravamo soli. Forse due. Tre. Quanti siamo? Quanti ci meritiamo di assistervi? Che bel diorama cavallato di gambe: profilo ruotato di Bacon.
Q come Quadro. U come Ulysses.
Rester sur sa fin.
delitti in sospensione d'amore
Nell'espressione "stupido e cattivo", il fatto di essere cattivo compensa armoniosamente il fatto d'essere stupido: non vi è più scandalo, la logica è salva. È il sottile bilanciamento del negativo, l'equilibrio del Male mediante il Male. Questo, d'altra parte, non ha il suo equivalente in quello del Bene mediante il Bene: questa è l'utopia di un mondo ideale, del bene ideale - l'utopia della stupidità precisamente.
[Jean Baudrillard]
Galvani e Farini: una T dietro la piazza
Non di produzione
v'è necéssita
Non di prodotti
s'ha la mancanza
Artefice fuor di catena:
opìfice.
v'è necéssita
Non di prodotti
s'ha la mancanza
Artefice fuor di catena:
opìfice.
02 marzo 2009
quale desdemona
Non si sa bene che Desdemona sia:
se, sorprendemente disinvolta e dolce (se morbosa) si svesta felice e senza niente impaccio da prima notte, addirittura pettinando una canzoncina:
In realtà canticchiata dalla voce di
Bianca-prostituta chissà dove
ma con le labbra ferme di ragazza
pensosa di rossetto nel suo specchio
"Cantate: il verde salice cantate
Non ci pensate
Da lui mi piace anche essere offesa
Chiamai il mio amore traditore
E amore mi rispose
Se d'altro io mi diletto
Nel letto altri baciate..."
Carmelo Bene, Otello o la deficienza della donna
composizione-versione da William Shakespeare
se, sorprendemente disinvolta e dolce (se morbosa) si svesta felice e senza niente impaccio da prima notte, addirittura pettinando una canzoncina:
In realtà canticchiata dalla voce di
Bianca-prostituta chissà dove
ma con le labbra ferme di ragazza
pensosa di rossetto nel suo specchio
"Cantate: il verde salice cantate
Non ci pensate
Da lui mi piace anche essere offesa
Chiamai il mio amore traditore
E amore mi rispose
Se d'altro io mi diletto
Nel letto altri baciate..."
Carmelo Bene, Otello o la deficienza della donna
composizione-versione da William Shakespeare
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