mi prendo sul serio davanti a un avanzo di tre giorni. per riempirmi meglio faccio bollire l'acqua dentro il pentolino piccolo e ci butto dentro un uovo. aspetto che l'uovo liquido inizi la solidificazione, e penso a questa linea di tempo - indefinita - nella quale l'uovo non è né cosa liquida né cosa solida, oppure entrambi gli stati. e penso al superamento della linea proprio come lo intendeva junger nella sua lettera al professore.
oltre la linea o dentro la linea?
è necessario considerare i nostri occhi che guardano fuori: piove da tre giorni.
è necessario considerare i nostri occhi e basta; non ci interessa dove guardano. anzi, facciamo così, consideriamoli oggetti di riempimento, snervati.
il trattamento chirurgico prevedeva una semplice decompressione del nervo ottico. invece il nervo ottico è stato snervato. per errore ovviamente.
il chirurgo incrocia le mani davanti al pianto dei famigliari del paziente.
e risponde alle loro domande.
L'essere è una presenza del presente?
Heidegger direbbe di no.
La metafisica occidentale ha tradito l'essere?
Heidegger direbbe di sì.
L'essere è definibile?
Heidegger direbbe di no.
L'essere è un valore supremo è una definizione dell'essere; quindi l'essere è definibile solo come valore supremo?
A questa domanda la scienza non ha ancora trovato risposta.
Con permesso.
[il chirurgo, davanti alla macchinetta del caffé, ripensa alla biondina e alla definizione di essere come valore supremo.]
25 novembre 2009
19 novembre 2009
il dispositivo
di solito sta poggiato tra la porta e la libreria, suona soltanto quando cammini troppo forte sul pavimento: rivolge un sospiro scordato all'ultimo brivido del vetro.
e si riaddormenta.
e si riaddormenta.
11 novembre 2009
Orvieto
ce n'è una di ragnatela che vedo quando mi guardo intorno per cercare una tazzina, parte dalla persiana la ragnatela e si posa sul davanzale interno e poi su un oggetto a forma di parallelepipedo, in legno, non so cosa sia e dall'alto vedo che ha delle giunture in acciaio, si può aprire, mi riempio di ragnatele, lo apro, ragnatele anche dentro, non so a cosa possa servire, ragnatele ovunque, devo dire agli altri che dobbiamo trovare il ragno che ha tessuto questo regno di fili, dedicargli un angolo della casa – solo quello però – e illuminargli la ragnatela con un faretto. la ragnatela arriva fino alla sedia – quella illuminata dal faretto non ci dovrebbe arrivare fino alla sedia –, è un capolavoro di pazienza, è l'odore che ho sentito di mattina appena aperta la finestra, quell'odore di giallo che da bambino era il mio colore preferito, quell'odore di scuola e asilo, di suore e maestre, di grembiule bianco e poi azzurro e poi blu, quel treno che avrebbbe dovuto girare in tondo e tutti i bambini dentro, quel treno con le rotaie inchiodate, e c'erano i giorni che ci provavamo lo stesso a farlo partire, anche in quattro cinque sei a spingere per schiodare le rotaie, poi mi allontanavo verso quelle foglie arricciate per terra, gialle e marroni, cadute, quegli angoli bui inginocchiati a catturare ragni, in una scatoletta trasparente del formaggino, quello tondo, che la suora ci faceva mangiare verso le dieci forse, prima di pranzo sicuramente, prima di farci stare seduti a ricordare le foglie tirate in aria, raccoglierle in mucchio ginocchia sul grambiule ché a settembre i calzoncini ancora si possono mettere, farne un mucchio giallo di queste foglie e tirarle in aria, uno scherzo, o il desiderio di imitare il sole, avere gli occhi delle treccine inguaiate dalla mancanza della madre, forse era il primo giorno per lei, e quelle foglie gialle, in alto, ad aprirsi e ricadere come fontana di sole, ecco: erano per lei.
19 ottobre 2009
stracci appesi sull'uscio
non so, devi dirmelo tu quando posso tornare, non accetto altre donne da troppo tempo, e mi domando se la ricerca non sia stata informe, forse borghese, molto più borghese di voi...
[Grigi Bolero, Chiuso Ametà, Firenze 1977]
[Grigi Bolero, Chiuso Ametà, Firenze 1977]
17 ottobre 2009
modernità: oggetti da funerale
e non era l'unica a bramare contatti che non si bastassero di sola pelle. sì, c'è il nuovo della vicinanza che la modernità aveva sbianchettato: l'individuo si basta di ragione, si basta punto e basta. quindi la sorpresa di una comunione: calze sporche in giro per la casa; gomiti che sfregano l'uno con l'altro non solo per un po' di calore; parole perfino irrazionali. qua stiamo dando di matto: lumi, dove sono i lumi? non v'è necessità di alcuna vicinanza, non v'è necessità di alcun contatto né di comunione. fermi tutti, questa è una rapina. fermi tutti sì che l'evento li avrebbe accomunati stretti stretti, gomito a gomito. solo in questo caso avremmo udito da qualche parte.
è il solito perdersi, lei: non era l'unica desiderosa di contatti che non parlassero soltanto una lingua.
cosa ti muove dunque? la farmacia dei suoi ricordi? le notti attese? un bosco di larici?
intanto muovo verso sarebbe la tua risposta. per esempio riparo nell'oggettistica che accomuna, d'istinto.
trovare riparo spirituale nella comunanza, fosse anche di un oggetto.
è (anche) questa la postmodernità?
michele direbbe di sì.
[nella stanza del morto c'erano tutte le sue cose: ognuna accompagnata da un foglietto con il nome di chi avrebbe ereditato l'oggetto.]
è il solito perdersi, lei: non era l'unica desiderosa di contatti che non parlassero soltanto una lingua.
cosa ti muove dunque? la farmacia dei suoi ricordi? le notti attese? un bosco di larici?
intanto muovo verso sarebbe la tua risposta. per esempio riparo nell'oggettistica che accomuna, d'istinto.
trovare riparo spirituale nella comunanza, fosse anche di un oggetto.
è (anche) questa la postmodernità?
michele direbbe di sì.
[nella stanza del morto c'erano tutte le sue cose: ognuna accompagnata da un foglietto con il nome di chi avrebbe ereditato l'oggetto.]
01 settembre 2009
tardi
A un innamoramento, un altro. Così recita la dedica sulla prima pagina della Diceria di Bufalino; scritta a penna, veloce, dentro una fine di maggio che risaccava incerta: quale estate camminerà le nostre strade?
(Diceria: Di qualsiasi lungo dire, sia con troppo artifizio, sia con troppo poca arte. Gesualdo Bufalino)
(Diceria: Di qualsiasi lungo dire, sia con troppo artifizio, sia con troppo poca arte. Gesualdo Bufalino)
26 agosto 2009
non solo tra l'informazione teorica massimale e il rumore
Fermoimmagine: Stavolta non nel secondo tipo di ridondanza...
La trovo a Vincennes con un maglione a righe: scavata nel viso finemente piallato, ascolta senza testo a monte: attraversata.
Cancello l'attesa di continuo dubbiare:
un lavoro pagato che mi spenda?
un silenzio significante?
un rumore che si ferma?
Riavvolgo: Le ridondanze soggettive di risonanza e le ridondanze significanti di frequenza non è affatto sicuro che facciano parte dello stesso sistema dei segni. (Gilles Deleuze)
E poi Martinet: La ridondanza è un mezzo di regolazione della trasmissione dei segni. Ma anche un segno.
Come dire: il medium è il contenuto.
(ho cercato dentro la scatola di cartone gli appunti di geofisica applicata. invano. saranno dentro il baule che sorregge gli ultimi dieci anni materiali. che fatica sarà.)
La trovo a Vincennes con un maglione a righe: scavata nel viso finemente piallato, ascolta senza testo a monte: attraversata.
Cancello l'attesa di continuo dubbiare:
un lavoro pagato che mi spenda?
un silenzio significante?
un rumore che si ferma?
Riavvolgo: Le ridondanze soggettive di risonanza e le ridondanze significanti di frequenza non è affatto sicuro che facciano parte dello stesso sistema dei segni. (Gilles Deleuze)
E poi Martinet: La ridondanza è un mezzo di regolazione della trasmissione dei segni. Ma anche un segno.
Come dire: il medium è il contenuto.
(ho cercato dentro la scatola di cartone gli appunti di geofisica applicata. invano. saranno dentro il baule che sorregge gli ultimi dieci anni materiali. che fatica sarà.)
Iscriviti a:
Post (Atom)