c'è qualcosa di inesplicabile in questi giorni carnevaleschi di febbraio, qualcosa che riempie ogni angolo della mia pelle, senza tuttavia toccarla. qualcosa che ha deciso di spedirmi il suo buongiorno mattutino come le sue notti calde; qualcosa che germoglia.
siete voi che rendete questi giorni così lenti, accomodati di piaceri da sorseggiare piano, delicatamente.
(fanfare e suonatori di strada non smetteranno di urlare al cielo il loro grido d'amore.)
الوقت لمن لا يعرف
a loro il tentativo di chiudermi ametà
18 maggio 2013
16 maggio 2013
(...)
accumulo ritardi che fioriscono, finalmente
mi censuro
ho smesso di consumare pasti regolari
le camicie sono da stirare tutte
sul pavimento resti di fogli e colla
ma la minuscola libreria per un figlio non è ancora pronta
rammendo libri a mano
e capita di scrivere con la schiena dritta.
scrivere per se stessi
da per sempre, lo faccio
la parte più complicata è sempre scrivere per gli altri
per una donna, poi
per voi, ora
non può assumere la forma del mestiere:
l'egoismo – nostro – è dietro l'angolo.
siete una possibilità da costruire
ogni giorno la mia cattedrale di fiori e di pane.
mi censuro
ho smesso di consumare pasti regolari
le camicie sono da stirare tutte
sul pavimento resti di fogli e colla
ma la minuscola libreria per un figlio non è ancora pronta
rammendo libri a mano
e capita di scrivere con la schiena dritta.
scrivere per se stessi
da per sempre, lo faccio
la parte più complicata è sempre scrivere per gli altri
per una donna, poi
per voi, ora
non può assumere la forma del mestiere:
l'egoismo – nostro – è dietro l'angolo.
siete una possibilità da costruire
ogni giorno la mia cattedrale di fiori e di pane.
06 maggio 2013
produzioni striscianti
hai presente il suono di una sedia che striscia sul pavimento?
mi dirai che dipende dal pavimento: una sedia microfonata che striscia sul legno non fa lo stesso suono di una sedia che striscia sul cemento liscio.
siamo a locri, in calabria.
sai dov'è la calabria? ho chiesto a una bimba proprio oggi, al telefono.
e la bimba di sardegna, otto anni appena, non sapeva dove fosse la calabria. c'est pas grave, mi sono detto. e ho continuato a raccontarle di questa fabbrica che produceva sedie per le scuole. poi ha smesso.
la bimba di sardegna mi ha chiesto perché avesse smesso.
e ho dovuto risponderle che non c'erano abbastanza scuole per contenere tutte quelle sedie: non si possono fabbricare sedie di scuola e venderle alla chiesa.
sarebbe un'idea, mi ha detto la bimba di sardegna.
sarebbe una curiosa idea, in effetti.
mi dirai che dipende dal pavimento: una sedia microfonata che striscia sul legno non fa lo stesso suono di una sedia che striscia sul cemento liscio.
siamo a locri, in calabria.
sai dov'è la calabria? ho chiesto a una bimba proprio oggi, al telefono.
e la bimba di sardegna, otto anni appena, non sapeva dove fosse la calabria. c'est pas grave, mi sono detto. e ho continuato a raccontarle di questa fabbrica che produceva sedie per le scuole. poi ha smesso.
la bimba di sardegna mi ha chiesto perché avesse smesso.
e ho dovuto risponderle che non c'erano abbastanza scuole per contenere tutte quelle sedie: non si possono fabbricare sedie di scuola e venderle alla chiesa.
sarebbe un'idea, mi ha detto la bimba di sardegna.
sarebbe una curiosa idea, in effetti.
02 maggio 2013
le lingue di juta
caro dave,
juta è un'oceanografa, vive a san pietroburgo e parla un inglese perfetto. di recente è stata in svezia per perfezionare il suo svedese. e subito dopo avrebbe voluto partire per la norvegia per imparare il norvegese. invece ha incontrato alberto, che da nove mesi le parla soprattutto in inglese.
anche se juta capisce benissimo l'italiano.
juta è un'oceanografa, vive a san pietroburgo e parla un inglese perfetto. di recente è stata in svezia per perfezionare il suo svedese. e subito dopo avrebbe voluto partire per la norvegia per imparare il norvegese. invece ha incontrato alberto, che da nove mesi le parla soprattutto in inglese.
anche se juta capisce benissimo l'italiano.
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caroDave
30 aprile 2013
Variazioni Gradiska
caro dave,
è il venire meno la necessità che m’impongo, adesso, l’abbandono consumato nell’addio, prima il mio addio, prima la mia voce, prima di tutto io, di tutti, qui e ora, nella giornata che si dà l’inizio, nella prima luce dalla finestra. Volgarmente mi abbandono alla veglia di questo nuovo sole, lontano se le parole spese devo ancora mandarle a memoria, comprendere e ipotizzarmi domani. Mi vedo ancora troppo piegato sul quotidiano divenire, compreso in uno spazio-tempo che combacia con le forme del mio corpo, le mie mani troppo piccole per l’intorno di questa stanza da che Silvia ha smesso di muoversi sul mio letto al suono di un Bolero qualunque. Silvia è ancora una mancanza improvvisa, serate obbligate nel recinto estivo di tutti i locali alla moda: Cagliari mi si fa incontro con colori troppo accesi: era la notte, e la notte sono lune che comandano il mare. Silvia è la maschera che faccio indossare a Luisanna: ecco il dolore dell'abbandono, ecco il rumore della fuga. Lontano quindi, senza rimpianti e senza troppi scusa; lontano che di me – e solo di me – necessita questa stanza.
[Nella Variazione Gradiska c'è un punto in cui si capisce che non si può più tornare indietro. Non era l’ultimo spettacolo.]
è il venire meno la necessità che m’impongo, adesso, l’abbandono consumato nell’addio, prima il mio addio, prima la mia voce, prima di tutto io, di tutti, qui e ora, nella giornata che si dà l’inizio, nella prima luce dalla finestra. Volgarmente mi abbandono alla veglia di questo nuovo sole, lontano se le parole spese devo ancora mandarle a memoria, comprendere e ipotizzarmi domani. Mi vedo ancora troppo piegato sul quotidiano divenire, compreso in uno spazio-tempo che combacia con le forme del mio corpo, le mie mani troppo piccole per l’intorno di questa stanza da che Silvia ha smesso di muoversi sul mio letto al suono di un Bolero qualunque. Silvia è ancora una mancanza improvvisa, serate obbligate nel recinto estivo di tutti i locali alla moda: Cagliari mi si fa incontro con colori troppo accesi: era la notte, e la notte sono lune che comandano il mare. Silvia è la maschera che faccio indossare a Luisanna: ecco il dolore dell'abbandono, ecco il rumore della fuga. Lontano quindi, senza rimpianti e senza troppi scusa; lontano che di me – e solo di me – necessita questa stanza.
[Nella Variazione Gradiska c'è un punto in cui si capisce che non si può più tornare indietro. Non era l’ultimo spettacolo.]
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caroDave
24 aprile 2013
domande
caro dave,
per wilde immaginazione è manifestazione di amore. per varèse, forse te l'ho già detto, immaginazione è l'ultima parola.
per wilde immaginazione è manifestazione di amore. per varèse, forse te l'ho già detto, immaginazione è l'ultima parola.
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caroDave
15 aprile 2013
religioni
caro dave,
come puoi immaginare non voterò – e i motivi per non legittimare questo potere politico, oggi, in italia, sono tanti. La prima domanda, quindi, è banalmente perché votare oggi – nemmeno mi pongo il problema per chi. Cosa cambia con quel voto e cosa ritorna, invece, uguale a sempre.
Siamo ancora "comandati" a partecipare: è un dovere – ascolto; è un diritto – leggo. Poi rifletto: celebriamo il culto del voto senza alcuna teologia partecipativa.
come puoi immaginare non voterò – e i motivi per non legittimare questo potere politico, oggi, in italia, sono tanti. La prima domanda, quindi, è banalmente perché votare oggi – nemmeno mi pongo il problema per chi. Cosa cambia con quel voto e cosa ritorna, invece, uguale a sempre.
Siamo ancora "comandati" a partecipare: è un dovere – ascolto; è un diritto – leggo. Poi rifletto: celebriamo il culto del voto senza alcuna teologia partecipativa.
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caroDave
[...]
devo raccontare una storia alla mia piccola titine, e mi siedo sul pavimento per non torreggiare sopra di lei. mi abbasso vicino e la guardo negli occhi e parlo: il passage du marché ci ha visti seduti per qualche ora soltanto, e di fronte a noi l'orologio del marché saint-martin era fermo. congelammo una vita possibile, una probabilità; e saltarono i giri del nostro monopoli: persone ci attraversarono, e vite quante, quante? e nemmeno una che si sia guadagnata la carta. siamo mastri di burlesque e mazzieri in casinò clandestini, ci distinguiamo così, mia piccola titine – che ridi come rido io, e cammini come tua madre.
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